Esistono due tipi di persone: quelle razionali e quelle irrazionali. Le prime sono fermamente ancorate alle conquiste della ricerca scientifica, sono animate da profondo scetticismo e rinforzano, di giorno in giorno, gli strumenti del loro pensiero critico; se chiedessimo oggi ad una qualunque persona di questo primo gruppo chi sia invece irrazionale, quasi sicuramente questa ci direbbe che rientrano a pieno titolo nella definizione i complottisti: individui politicamente apatici e frustrati in cerca di soluzioni semplici a problemi complessi. Nei casi più gravi, infatti, la loro irrazionalità è tale da spingerli ad inventare "una casta immaginaria di malvagi maghi e di leader mondiali per spiegare perché gli sviluppi economici non sembrano andare a loro favore"1. D'altra parte, sarebbe difficile non posizionare tra gli irrazionali anche coloro i quali non battono ciglio nel riconoscere come verosimile una rappresentazione binaria del mondo come questa appena illustrata.

Perché si reifica ogni membro di un gruppo di persone così vasto e vario in uno specifico tipo umano?

Viene da chiedersi se anche le élite progressiste non abbiano una condotta irrazionale quando tentano di aggrapparsi a un rozzo stereotipo su quelli che definiamo "complottisti" per giustificare un disimpegno formativo nella società che ha portato il mondo a colmarsi di teorie antisemite sulla cospirazione globale senza che si sia mai tentato veramente di far cambiare idea alle persone.1

Perché tanta sfiducia nella comunità scientifica?
È davvero così improbabile che effettivamente anche la comunità scientifica o, per lo meno, una parte di essa stia sbagliando qualcosa in termini di comunicazione?
È possibile che si utilizzi il debunking come le palle di cannone per difendere una cinta muraria?

Carl Jung affermava che è possibile apprendere importanti lezioni se impariamo a leggere dietro le leggende urbane una forma di mito moderno.2

Sicuramente è chiaro che chi sta al di là delle mura non sia in grado di afferrare accuratamente ciò che succede al di qua, ma varrebbe la pena riflettere su quanto faccia bene a tutti, cioè sia alla società che al sapere scientifico stesso, tenere ogni giorno il ponte levatoio alzato ed i debunker sempre pronti a sparare la prossima raffica.

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Anarcoccultismo, Introduzione 2: Anarcoccultismo, Seconda conclusione