"In realtà, la vita non ha senso né con il Paradiso, né senza, perché il senso non è una proprietà della vita, ma delle frasi del linguaggio."

Così ha risposto Odifreddi in un'intervista a TPI. E fin qui, nulla da obiettare. Nel senso che si potrebbe sviluppare la questione in vari modi, ma non c'è dubbio che si tratti di una risposta meditata. Infatti a triggerarmi non è questa frase ma la successiva:

"Purtroppo questa semplice osservazione logica, che farebbe piazza pulita di tutto l’esistenzialismo, viene spesso dimenticata, e di discorsi insensati sul senso della vita se fanno (troppo) spesso in molte parrocchie: da quelle letterali, dei preti, a quelle metaforiche, dei filosofi."

Mi sono chiesto come si faccia a concludere un periodo iniziato così bene in maniera tanto superficiale, appiattendo cioè l'intera filosofia ad un generico ed imprecisato modo di esprimere opinioni casuali.

A maggior ragione m'era parso sorprendente, dato che lui stesso richiama Wittgenstein o altri filosofi del linguaggio, per criticare nel merito le domande degli esistenzialisti. Eppure aggiunge che "la verità riguarda i fatti, più che le opinioni, e la filosofia è più che altro una questione di opinioni: i fatti sono di pertinenza della scienza."

Le iniziali cogitazioni sull'uso del linguaggio, che lui spaccia come "fatti", non sono però frutto della ricerca scientifica e non possiamo far finta che l'intera filosofia analitica sia matematica (ci sarebbe inoltre da discutere sull'appartenenza della matematica alla categoria "Scienza", ma questa è un'altra questione su cui è meglio sorvolare per il momento). Anche volendo limitarsi alla logica, il famoso matematico e filosofo Kurt Gödel - su cui Odifreddi stesso ha scritto un libro - ha già dimostrato coi suoi teoremi di incompletezza che il tentativo di Russell di ricondurre la logica alla matematica era necessariamente fallimentare. Ed uno come Odifreddi, che ha scritto pure un libro sul Sommo austriaco, non si rende conto di simili contraddizioni? Improbabile.

kurt-godel-photo

Il sospetto è che il matematico di Cuneo sia volutamente superficiale nel lanciare critiche a destra e a manca, forse per una questione di immagine, ma più probabilmente per un intento comunicativo ben preciso, ossia per far sì che quanto da lui detto sia considerato dal pubblico il più possibile distante dalla materia filosofica, così inconsistente agli occhi di molte persone. Così, come è ovvio, contribuisce ad acuire questo pregiudizio ed induce i propri lettori a credere che la filosofia sia inconsistente davvero, pur adottando consapevolmente domande e risposte di mezza filosofia contemporanea.


Fonte:

TPI